giovedì 16 luglio 2015

Scheletri nell'armadio

La mia storia è la tua stessa storia, con una differenza.

Io l’ho accettato, e tu?
Tutti dicono di avere uno scheletro nell'armadio, un mostro nascosto sotto il proprio letto, un assassino dietro la porta del bagno, una fessura nel muro dalla quale un maniaco spia la notte.
Tutti, tranne me. Io non ho demoni, non ho nemici, né paure.

Mi invidierete ma da invidiare non ho nulla, fuggite, la mia storia deve restare sepolta. Ma ricordate:
La felicità è qualcosa di finto, qualcosa di mistico, magico. Inesistente.
E'come una bolla di sapone, prima o poi scoppia, e non rimane nulla.
Il mio demone sono io, la mia colpa è il mio viso, il mio aspetto, il mio animo.
Nero.
Il mio destino è la solitudine, ed i ricordi di quel che io stesso ho compiuto.

La rabbia mi ha preso, un giorno di sole, gli uccellini cinguettavano. Ero assonnato, stanco, debole, irritato.
Ero seduto in giardino. Lei era vicina a me; premurosa, dolce, amabile, morta.
Una parola sbagliata, una forza improvvisa,un lampo di luce accecante, un soffio di vento.
Ho preso una mazza, con due mani, ed ho colpito, e colpito, e colpito. Vedevo il sangue sgorgare dalla sua testa, lei stava immobile riversa sull'erba fresca. Erba rossa. Gli uccellini non cinguettavano più, piangevano.
Era lì, inerme ed io non mi fermavo, continuavo incessantemente fino a quando la forza andò via, mi lasciò solo, solo e dannato.
Centonove colpi, centonove lacerazioni alla mia anima.
Ora son solo, e penso ai momenti felici. Siamo dei mostri, tutti quanti.
Puoi negarlo, puoi scappare.
Ma non ti libererai mai del mostro che è in te.

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